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Steve Peat e l'enduro....























Sono tante le persone che criticano la branca più recente ed innovativa della mountain bike, l'enduro, ma stavolta un ProRider ci ha davvero sorpresi.
             
Steve Peat, che abbiamo menzionato molto spesso ultimamente, dato che il 2016 sarà la sua ultima stagione di gare, ha rilasciato pubblicamente alcune dichiarazioni molto effervescenti per così dire, ma in modo molto onesto e chiaro.
Come sappiamo l'enduro è uno sport molto competitivo, che riunisce in se tanti attributi, come la qualità tecnica del pilota e la sua preparazione atletica, che richiedono un grande allenamento, in strada, in palestra e...in discesa.
Però anch'esso possiede dei lati 'oscuri', oggi messi davanti agli occhi di tutti da una persona di grosso calibro nell'ambito MTB.
Peat, infatti, ha dichiarato quanto segue:
"…per me l’enduro è molto strano. Credo proprio che non sia una buona disciplina professionale. Ci sono un sacco di rider che potenzialmente truffano i risultati di una gara. Alcuni dei partecipanti alle gare, tra i quali anche un buon numero di rider professionisti vivono per settimane nei medesimi spot che ospitano le gare. Provano e riprovano i tracciati fino a conoscerli nei minimi dettagli. Certamente è un ottimo modo per allenarsi o divertirsi con gli amici, ma come sport professionistico non è nelle mie corde."


In effetti, se ci pensiamo bene, non ha tutti i torti, io ad esempio nel mio piccolo mi ricordo che già nella categoria Promo del circuito Superenduro (prima dello stop) c'era qualcuno che arrivava nelle location di gara un paio di settimane prima per provare e restava lì sino al termine delle gare, pur essendo una categoria amatoriale.
E' vero che non è sbagliato ma, come rilasciato da Lupato a TriRide Mtb in un articolo passato, non tutti, nemmeno tra gli Elite, possono essere alla pari sotto quel punto di vista, poichè sia logisticamente che economicamente parlando è molto difficile gestire una situazione del genere e solo alcuni team molto grossi lo possono fare (internazionali ovviamente..).



Proprio per ovviare a questo inconveniente, circuiti come il Bluegrass Enduro Tour hanno scelto il sistema "race it blind", ossia rendere ufficiali le ps solo poche ore prima dell'inizio gara; solo che anche questo metodo ha le sue falle, perchè basta allenarsi su tutti i sentieri enduro di un determinato bike park (non troppo difficile capire quale, i sentieri che verranno scelti per le competizioni devono avere determinate caratteristiche) per essere comunque avvantaggiati.

L'enduro è davvero uno sport magnifico, ma il regolamento attuale generale non è abbastanza restrittivo e forse troppo alla portata di tutti. Si deve assolutamente cambiare qualcosa. Sempre Peat attacca l'UCI (Unione Ciclistica Internazionale) in un'intervista della crew di VTOPO:
"…non penso che l’UCI supporti il downhill racing al meglio, un sacco di persone che lavorano all’interno dell’Unione Ciclistica hanno a che fare con il ciclismo su strada o in pista e preferiscono queste discipline ad altre che sia fisicamente che mentalmente sono migliori in termini professionali.".
Uno Steve, forse per la vicinanza allo stop della carriera agonistica, molto diretto, onesto, chiaro, che in molti dovremmo imitare, anche al di fuori dello sport.
Noi di SR Freeride speriamo che il dibattito giunga ad una produttiva conclusione al più presto, per garantire più divertimento, sicurezza ed uguaglianza nelle gare...
All'URL quì di seguito trovate il video in diretta di Peat su Vimeo: INTERVISTA PEAT



SR Freeride