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L' Enduro nell' UCI??


L’UCI ha comunicato che nel 2013 ci sarà probabilmente un circuito enduro. Potete trovare maggiori informazioni a riguardo cliccando qui. Tri-Ride ha domandato per voi a due grandi nomi della scena enduristica italiana cosa ne pensano

Intervista ad Enrico Guala
Cominciamo con un commento a caldo sulla comunicazione dell’UCI di voler realizzare un calendario per l’enduro nel 2013.
E’ una bella notizia, mi ha colpito in quanto non pensavo arrivasse così presto. E’ vero che la visibilità della scena “gravity pedalata” è molto cresciuta negli ultimi anni ed avere l’attenzione della UCI fa piacere. Anche se bisogna capire bene che cosa hanno in mente.
L’enduro è pronto per un passo del genere? Esiste una specificità della disciplina così ben caratterizzata da giustificare una world series UCI?
Non credo ancora, ci sono troppe diverse interpretazioni dell’Enduro nel mondo, pensa alla Super D americana o alle differenze tra il Superenduro di Finale Ligure e la Maxiavalanche di Cervinia o ancora la Trans Provence a tappe.
Oltre ad un buon numero di rider esperti nelle discipline enduro il panorama mondiale presenta molti atleti che hanno smesso di correre in xc o dh da professionisti. Questo non rischia di far apparire l’enduro come una disciplina di “ripiego”?
Poteva essere così all’inizio ma atleti come René Wildhaber, Remy Absalon, Jerome Clementz ed in Italia il “nostro” Andrea Bruno sono la prova vivente che la DH o l’XC sono solo un punto di partenza, per essere veri rider enduro bisogna essere completi ma soprattutto prepararsi in modo specifico per questa disciplina. Ti dirò anche che trovo vi siano importanti differenze tra un rider vincente in DH Marathon e uno competitivo in Superenduro.
L’enduro ha avuto un’esplosione indubitabile negli ultimi 5 anni. A cosa crede sia dovuta?
Tre i fattori fondamentali: l’evoluzione tecnica delle bici che sono sempre più performanti in discesa e pedalabili in salita, la scoperta di nuovi territori “progettati” per la MTB e l’estremizzazione delle competizioni: la DH da una parte e l’XC dall’altra. Sempre meno biker possono permettersi in termini di tempo, di allenarsi per competere in XC o nelle marathon ed allo stesso tempo la DH vede aumentare livello tecnico e difficoltà, selezionando il proprio pubblico e spingendosi verso i più giovani. Il Superednuro raccoglie i biker che amano pedalare e che godono a scendere, nel vero spirito dei padri fondatori di questo sport. E con una bici attuale farsi 40 km in 5 ore con 1.500 mt di dislivello in una località con sentieri curati e divertenti, con una buona ospitalità, in compagnia di altre centinaia di altri rider con la stessa passione è un’esperienza emozionante. Provare per credere.
La gara d’enduro è probabilmente la formula che più somiglia a quello che un biker medio fa il finesettimana con gli amici. Un’attività molto bikerfriendly. Questo rende l’enduro una formula strategica per il mercato. Ma cosa dire della spettacolarità? Un evento enduro secondo lei è capace di reggere una diretta video e risultare accattivante?
Certamente un top rider in un passaggio estremo su una bici da enduro è capace di emozionare il pubblico quanto un discesista su un salto o unXC’er su uno scatto in salita. Vero è che la ripresa di una prova speciale di Enduro è molto più complicata di una DH o di un tracciato ad anello di XC. L’enduro è però una disciplina più da praticanti che da produzione televisiva, almeno sino a quando anche l’evoluzione dei percorsi e delle tecniche di ripresa non si evolverà per potere raccontare la gara con la stessa emozione di chi la pratica. Credo tuttavia che rimanga, un pò come i rally automobilistici, difficilmente riprendibile dall’esterno. Vedo al contrario una bella evoluzione sulle riprese “on board” che raccontano la gara dagli occhi del rider e fanno apprezzare anche la qualità del tracciato, elemento fondamentale della specialità.
Una delle chiavi di successo dell’enduro è anche il fatto che i suoi maggiori interpreti sono molto vicini alla scena degli utenti. La maggior parte delle photostory sulle riviste nazionali ed internazionali è fatta pescando professionisti da quest’ambito. Sembrerebbe quasi che più che “corridori” i professionisti dell’enduro siano “mountainbiker professionisti”. Questo ingrediente rende l’enduro ancora più accattivante per il pubblico. Degli eventi UCI non rischiano di trasformare i rider in corridori come altri e renderli più distanti agli occhi del pubblico? In sintesi, se il successo dell’enduro, e quindi il suo essere interessante per il mercato, proviene dalla sua “vicinanza” agli utenti, non potrebbe un calendario UCI avere una cattiva ricaduta sull’immagine di questo sport e sul mercato stesso?
Nel Superenduro corrono campioni del mondo (di altre specialità),Superenduristi DOC a fianco di amatori e spesso debuttanti. Nella gara di Finale Ligure del prossimo 22-23 ottobre Nicolas Vouilloz correrà la stessa gara di Mario Rossi che per la prima volta fa una gara in MTB all’età di 42 anni. E’ fantastico. Per uno e per l’altro. Ma come in tutte le specialità UCI penso si debba strutturare una disciplina che possa avere un calendario regionale, nazionale ed internazionale. Questo porterebbe inevitabilmente a dividere amatori e professionisti. E’ un dubbio che ci attanaglia e che discuteremo con i responsabili della UCI quando li incontreremo.
Probabilmente si tratta di una riflessione basta sul fatto che i biker non vedano molto di buon occhio l’UCI, cosa dovuta anche alle recenti polemiche causate dalla soppressione del 4x. Allora viene da domandarsi se l’attrazione provata verso l’enduro e l’avversione nei confronti dell’UCI non possano allontanare i rider da una disciplina che non identificano più come la loro.
Ancora una volta dipende dall’approccio e dagli obiettivi. Insieme ad altri organizzatori europei abbiamo costruito il movimento enduro basandolo sulla esperienza personale in questo settore e supportandolo con grande energia e passione, non credo che nessuno sia disposto a lasciare andare tutto alla deriva solo perché arriva la UCI. Se la federazione Internazionale è in grado ed ha voglia di mettersi in modalità di ascolto e dialogo, siamo ben lieti di lavorare allo sviluppo dello sport, altrimenti nessuno ci vieta di andare avanti per la nostra strada anche da soli. Credo che in questi anni una caratteristica che nessuno può rimproverare a Superenduro sia stata la capacità e l’umiltà di ascoltare i propri atleti, quelli che ogni domenica si fanno chilometri per venire a correre. A loro dobbiamo molto dello sviluppo della disciplina, alle loro idee ed esigenze, non sempre giuste e non sempre soddisfatte, ma sempre ascoltate.
Parliamo un po’ di logistica. Un eventuale calendario UCI enduro dal suo punto di vista dovrebbe coincidere con quellodh/xc o dovrebbe invece svolgersi in date e località diverse?
E’ presto per parlarne ma potrebbe stare a cavallo delle due specialità, ad inizio stagione quando le stazioni con risalite sono chiuse si corre con l’XC e in estate insieme alla DH nelle stazioni montane.
Pensa che atleti dh ed xc che al momento gareggiano in coppa potrebbero essere interessati a prender parte anche a gare di enduro?
Assolutamente si, basta pensare che regolarmente fuori stagione atleti che vincono in Coppa in XC si cimentano in gare di enduro per fare tecnica in discesa ma anche e soprattutto divertirsi.
Pensando ad una gara enduro UCI in Italia quale sarebbe secondo lei la località al momento più adatta ad accogliere l’evento?
Dipende molto dal format che si andrà a delineare. Se ci sono gli impianti per risalire anche solo parzialmente sicuramente Sauze d’Oulx ha un gran mix tra territorio, logistica, ospitalità. Se penso ad una gara con risalite pedalate Finale Ligure incarna la meta perfetta.

Intervista a Franco Monchiero.
Anche in questo caso un commento a caldo sulla comunicazione dell’UCI di voler realizzare un calendario per l’enduro nel 2013 è d’obbligo.
Siamo già in contatto con i responsabili dell’UCI per un incontro nei prossimi giorni. A parte questo la notizia non nego che come prima reazione a caldo ci abbia fatto piacere soprattutto perché questa è una disciplina in cui noi crediamo da anni e quindi è come una sorta di riconoscimento. Dall’altra è tutto da vedere anche perché le varie interpretazioni che sono state date nel mondo all’enduro sono molto diverse tra di loro e non è detto che l’UCI seguirà quella giusta….. la nostra. A parte gli scherzi staremo a vedere…
Gli appassionati italiani hanno subito pensato al Super Enduro, secondo lei il circuito è pronto ad un passo di questo tipo?
Noi siamo molto orgogliosi della nostra formula, ma soprattutto crediamo di aver accumulato una buona esperienza per gestire un format complicato come quello dell’enduro. Noi siamo pronti, ma non scenderemo mai a compromessi, questo significa che laformula ed i regolamenti non subiranno grandi sconvolgimenti, altrimenti continueremo per la nostra strada.
Quale è secondo lei la specificità di un evento enduro rispetto a xc e dh?
Se ho capito bene la domanda le dico che sta nella complessità dei regolamenti e nella difficoltà di gestire una gara molto più complicata e difficile da gestire rispetto alle altre discipline. Questo è anche il bello dell’enduro e pure la possibilità di mettere nella stessa gara concorrenti così detti “PRO” insieme a semplici amatori che partecipano alla loro prima gara. Bisogna stare molto attenti a ciò che fa dell’enduro una disciplina completa ed allo stesso tempo alla portata di chiunque e non dimenticare mai questa filosofia. Dovranno tenerne conto anche quelli dell’UCI.
Vi state già muovendo per cercare di inserire una tappa italiana per questo ipotetico calendario 2013?
Non ci sarebbero problemi, in questi giorni ci hanno chiamato alcune località che insieme a noi sarebbero pronti ad un simile impegno.
Come abbiamo già detto l’UCI a volte non gode di particolare stima fra gli appassionati, pensa che questo possa essere un problema per gli eventi enduro in genere o per il super Enduro in particolare?
Non sono un politico e francamente per il momento non mi faccio troppi problemi se, come ho già detto, la cosa ci darà le giuste garanzie bene, altrimenti andremo avanti per la nostra strada.
Una delle domande più diffuse è quella relativa alla spettacolarità della disciplina. Pensa che la formula enduro per reggere una world series ed essere più accattivante per spettatori e reggere un’eventuale diretta video abbia bisogno di essere riveduta o trasformata?
Proprio in questi giorni sono state trasmesse alcune puntate della trasmissione X-Treme sul canale televisivo Nuvolari all’interno delle quali è stato dato uno spazio a Superenduro….. La spettacolarità è davvero elevata, probabilmente più di quanto potessi immaginare!! Certo è diverso una diretta….. è possibile che in questo caso si debba rivedere alcune cose. Ad esempio, per un motivo fotografico abbiamo, da tempopreferito lasciare un intervallo di 1 minuto (i fotografi hanno così un po’ più tempo per spostarsi di qualche metro per nuovi scatti) per i primi 15 rider partenti alle nostre gare. I primi rider dell’ordine di partenza non avrebbero bisogno di questo intervallo, in quanto livellati nelle prestazioni e quindi con rischi di sorpassi limitati. Farli partire più vicino sarebbe senza dubbio una miglior scelta per riprese televisive.
Con un calendario enduro UCI potrebbero venire anche delle gare enduro fuori calendario che danno punteggio uci per poter partecipare ad un calendario di coppa? Immaginate già delle gare Super Enduro con punteggio UCI?
Come ho già detto vedremo e nell’eventualità ci adatteremo.
La data del 2013 è verosimile o a suo parere il tempo è troppo stretto?
Due sono gli aspetti da considerare……il primo è che noi non avremmo problemi. Quest’anno abbiamo organizzato il Trofeo delle Nazioni e per complessità organizzativa non aveva nulla da invidiare ad una prova di coppa del mondo, è naturale che ci siano piccoli aggiustamenti ed inoltre dovrebbe essere incrementato il budget per alcuni aspetti. Diverso è coordinare le varie nazioni per un regolamento comune perché ci sono ancora troppe differenze di interpretazioni. Va comunque detto che le nazioni dove per il momento è stato organizzato enduro ad un certo livello sono, oltre a noi, la Francia e qualche piccolo movimento in UK. Con entrambi i paesi siamo a stretto contatto per parlare e decidere cosa fare in futuro.
Gli eventi enduro ancora adesso sono molto diversificati fra loro. Ci sono quelli dove si pedala soltanto e quelli dove si utilizza anche la risalita assistita. In un’ottica race di coppa secondo lei non sarebbe giusto eliminare le risalite assistite e conformare le gare secondo un unico paradigma?
Fin dall’inizio della nostra avventura siamo sempre stati consapevoli di queste differenze, ma è quello che volevamo e cercavamo. La nostra convinzione deriva dal fatto che ogni località può dare una propria interpretazione per valorizzarne le peculiarità del territorio ed anche questo fa parte del “bello dell’Enduro”! Per esempio, Finale Ligure piuttosto che Sauze d’Oulx sono diverse, ma ognuna delle due gare ha grandi caratteristiche Superenduro!
Visto che si parla di un ipotetico calendario separato rispetto a quello tradizionale con xc e dh pensa che le discipline potrebbero andare l’una a discapito dell’altra? In particolare, un calendario enduro separato potrebbe togliere visibilità all’attuale circuito di coppa o viceversa?
Non credo. Molti sono convinti che l’enduro sia un ripiego o una sorta di riciclarsi per atleti XC o DH, ma non è così anche se all’inizio fu inevitabile, ma sempre di più abbiamo rider che si stanno specializzando. In Italia Andrea Bruno è uno specialista, in Francia lo è RèmyAbsalon e altri e per quello che ne so io, già dal prossimo anno, sempre più atleti si specializzeranno nell’enduro.
Un evento UCI è un impegno finanziario oneroso per gli organizzatori. Pensa che l’enduro abbia già adesso alle spalle un mercato capace di sostenere eventi di questo calibro?
Una gara di Enduro, per una serie di motivi,già oggi ha dei costi abbastanza alti e non credo ci siano problemi. Bisogna comunque tener conto del fatto che la grande crisi economica che stiamo attraversando ci limiterà in tutto anche nei budget che si potranno investire per eventi sportivi e tutti ne dobbiamo essere coscienti, anche l’UCI.


FONTE: TRIRIDE.COM